|
|
|
| ||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||
| a
cura di Cinzia Russino
| email:
cynziar@tiscali.it | |||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||
| ||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||
La Tradizione
Le vigne, dalle geometrie regolari, erano circondate da alberi da frutto, con l’orto ricco accanto al pozzo o alla sorgente e con le piccole case in granito nella parte più alta, quasi a dominare e controllare quel gioiello amato e lavorato con cura da generazioni seguendo i ritmi della natura. | ||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||
| ||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||
“Rimittì”
(sradicare vecchi ceppi e sostituirli con nuove piante); “svitichignà”
(potare i tralci superflui); “laurà”
(arare i filari); “scalzà”
(rimuovere la terra accumulata attorno ai ceppi dopo l’aratura);
“ficchì” (conficcare nel
terreno i paletti di sostegno per i tralci); “uià”
(raccogliere i vitigni attorno al paletto con dei legacci); “prindì”
(legare i tralci giovani ai sostegni); “abbrì”
(districare i tralci per soleggiare la vite e i suoi frutti); “innistà”
(innestare); “sulfarà” (irrorare
di zolfo); “smammà” (levare
i polloni e le gemme superflue). | ||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||
Nella
casa tutti gli strumenti necessari alla cura della vite, alla vinificazione
e alla conservazione del prodotto finito. La presenza al suo interno de
“lu laccu” costruito in conci di
solido granito indissolubilmente legato alla struttura della casa stessa
è il simbolo del forte legame tra uomo e natura, tra il contadino
e la sua vigna, tra dono e trasformazione.E poi finalmente “bibbinnà” (vendemmiare), trasportare l’uva dentro “li gjoni”, versare presto “brutoni” (i grappoli) e “puppioni” (acini) nella “cascetta” (capiente contenitore in legno) posta sopra “lu laccu“ dove “li calcicadori” (pigiatori) riducevano con i piedi l’uva in mosto che velocemente scorreva di sotto riempiendo le vasche. Mosto e vinacce vi ribollivano dentro come creatura viva e solo al momento giusto verranno separate per seguire strade diverse. Dopo la pigiatura delle uve il mosto, più volte rimestato e impreziosito dalla fermentazione in vasca per diversi giorni, verrà liberato dalle vinacce che passeranno alla torchiatura nella “suppressa” per raccogliere gli ultimi residui di liquido. Il mosto, depurato dalle fecce attraverso i numerosi travasi, è ormai già quasi vino e verrà imprigionato nella botte, “la cupa”, dove resterà qualche mese per completare la fermentazione. Infine il travaso nel “carrateddhu” (botticella) chiuderà il ciclo e il vino sarà finalmente pronto per essere gustato. | ||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||
Dalle
vinacce residue si distillerà “l’ea aldenti”
(acquavite, lett.: acqua ardente), dal mosto cotto si otterrà uno
sciroppo denso: “la sabba” , dai
grappoli dolci asciugati al sole “l’uasicca”
o “zibibbo” (uva secca). Tempi e
modi diversi per ciascun vitigno, per ogni vino, sapienza e attesa del
risultato di tanta fatica e, perché no, orgoglio e vanto nell’offrire
e condividere la propria maestria. Tanto tempo è passato e ancora siamo qui, con la stessa passione antica, a creare e poi finalmente ad assaggiare i nostri vini. L’impazienza di giudicare, confrontare, apprezzare o stroncare senza pietà il vino altrui è un gioco che ancora diverte e appassiona ma nel convivio ogni disputa rientra e anche il più esperto dei convitati, quello che trova sempre un’ombra di “spuntu” nel vino della tua cantina, è presto perdonato. | ||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||
| ||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||
| Pausania.net
- 07029 Tempio Pausania - Email:
info@pausania.net
- info@web.time.it ©
Copyright Pausania.net 2000-2006- Web Time Design |