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| Cinzia Russino | email:
cynziar@tiscali.it | ||||||||||
| Tempio
il capoluogo geografico della Gallura e riassume in s tutte le potenzialit
che il territorio gli offre. Inseparabilmente dagli altri paesi dellAlta
Gallura, mantiene da decenni una grande vivacit economica data dallo
sfruttamento intelligente delle risorse a cui si accompagna unottima
vocazione turistica, il tutto unito dalla capacit imprenditoriale e commerciale
dei suoi abitanti.Le
attivit produttive di Tempio , sono legate per tradizione allestrazione
e alla lavorazione del sughero e del granito, alla viticoltura, allo sfruttamento
delle acque sorgive, al turismo allagricoltura e allallevamento. | |||||||||||
![]() Tempio
citt di granito. Le case, le piazze, le chiese brillano del un luccichio
candido di questa pietra. Da sempre nelledilizia ricca e povera il
materiale di gran lunga pi utilizzato sia per la struttura esterna degli
edifici che per le mura portanti, gli archi austeri, le pareti divisorie,
i forni, i camini. Ancora oggi il lavoro degli scalpellini di un tempo,
numerosi allora e ormai quasi scomparsi, continua ad essere riportato
alla luce nel centro storico. Le capillari ristrutturazioni del centro
storico cancellano finalmente gli strati di intonaco colorato che per
moda o vergogna hanno rivestito per decenni gli splendidi conci di pietre
squadrati e le architravi, a volte dolcemente decorate frutto del duro
lavoro di generazioni di esperti scalpellini, maestri nella loro arte,
ormai sostituiti da fredda tecnologia.Il
granito, risorsa onnipresente nel territorio gallurese, stato gi da
tempo immemore preda ambita di tanti popoli con civilt monumentali. Gi
i romani in et imperiale ne facevano largo uso, prelevandolo da cave
costiere di facile accesso, e ancora oggi, dopo secoli, continuiamo ad
abbellire con la nostra pietra vie di New York e palazzi delle metropoli
orientali. Ma
lestrazione del granito in Gallura pu definirsi una risorsa a met.Le
cave, data labbondanza di materia prima che affiora ovunque senza avarizia,
sono disseminate nel territorio come se fossero prive di qualsiasi controllo.
Gli squarci prodotti dallo sfruttamento intensivo sono piaghe nel territorio
difficili da sanare. Lattuale legislazione che regolamenta lestrazione
non rende giustizia alla bellezza violata del paesaggio e limpatto ambientale
fortissimo. Gli enormi blocchi candidi estratti con lesplosivo prendono
il pi delle volte la via del mare approdando in terraferma
dove subiranno il processo di trasformazione che far di loro lastre preziose
con un alto valore aggiunto. Che non resta in Sardegna. Ancora oggi, come
al tempo dei romani, lestrazione dl granito e la sua commercializzazione
seguono la logica della rapina. Nelle cave la manodopera ad alto rischio
e poche sono le imprese locali in grado di fare del granito grezzo un
prodotto finito. Potrebbero essere molte di pi e permetterebbero alla
Gallura di rifarsi in parte dellenorme sacrificio ambientale determinato
dalla sua estrazione. Ci si augura almeno che la nuova normativa sul recupero
delle cave dismesse possa in parte restituirci, se non lantica pietra,
almeno un pietoso velo di vegetazione che ricopra tanta sconfitta. | |||||||||||
LA
RIPRESA CE MA NON PER TUTTI La
solita musica, si dir, ma noi, finch le cose continueranno cos non
ci stancheremo di proporla. Quelli del settore la conoscono e i nostri
politici anche. E allora meglio ripetersi, giusto per constatare che
non c niente di nuovo sotto il sole. Salvatore Fiore | |||||||||||
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