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TEMPIO CITTÀ DELLA GALLURA
Andrea Muzzeddu
 
Il nome di una località, se compreso nell’estensione del suo significato originario, spiega la natura e il suo essere così e non diversamente più di quanto possano fare cento pagine di storia... Sulle vicende della città, in un articolo di presentazione come questo, è preferibile non scrivere e rinviare ai diversi autori che su quest’argomento hanno già detto tutto e in modo esauriente con le loro pubblicazioni. Fermiamoci al significato del nome, ed è già molto, poiché esso è lo scrigno di un “mondo di conoscenze”.
Sul significato del nome della città si sono cimentati diversi studiosi. Non sempre l’indicazione data da uno di loro ha coinciso con quella espressa dagli altri. Noi proviamo a mettere insieme le diverse interpretazioni avendo però cura di seguire l’ordine diacronico, come presentazione, e la prospettiva sincronica com’espansione di quella particolare dicitura che contiene in sé un frammento di storia cittadina.
Il primo nome di “Tempio”, indicato col termine “Templum”, si trova in un documento ecclesiastico del 1173 nel quale sono riportate le condizioni di un accordo amministrativo tra il Vescovo di Civita e il procuratore di Santa Maria di Pisa. Successivamente “Tempio” è indicato, in un documento del 1300, con nome di “Villa Templi”, in qualità di centro rurale affidato al Giudicato di Gallura. Ovvia la considerazione postuma: se il territorio, facente capo a “Templi (prima) e “Villa Templi” (poi), era al centro di contrattazioni questo significa che, già dal XII secolo, era presente un insediamento urbano di tipo residenziale e non transumante. Del resto reperti archeologici (nuraghi), indicazioni geografiche (toponimi) e aspetti antropologici (tradizioni), danno un’ampia dimostrazione della presenza umana e della cultura forgiata dai suoi abitanti, prima e dopo il periodo medievale preso in considerazione.
Oggi il nome di “Tempio” riferito alla città è accompagnato dal nome “Pausania”, un accostamento che risale a Papa Gregorio XVI (1831-1846) che ha voluto così recuperare e conservare l’antico nome della Diocesi, facente capo al territorio di Olbia che, tra il 400 e il 600 d. C., andò via via spopolandosi fino a trasferire (per ragioni di sicurezza) il vescovo e chiudere la sede. La parola “Phausania”, come si scriveva allora, ha origine dal toponimo “Pasana”, un fiume che scorre nella valle di “Terranova” e sfocia nel mare del “Golfo di Olbia”.
Il sostantivo “città” è di per sé abbastanza indicativo. Quando si associa al nome di un “borgo”, anche se questo non raggiunge le dimensioni di una metropoli, indica il valore intrinseco del centro abitato nel quale è presente un’attività sociale evoluta. L’essere “città”, quindi, è garanzia di adempimento positivo di molteplici funzioni: economiche, politiche, culturali, religiose, ecc. mediante l’uso di servizi pubblici preposti per il disbrigo delle necessità della popolazione residenziale e di quell’esistente nel territorio di pertinenza.
Tempio è città dal 1837, con Decreto firmato da Carlo Alberto, Re di Sardegna, che ha avuto modo di visitare il centro abitato quando, ancora giovane Principe, ha voluto visitare i diversi Stati del suo Regno, e comprendere, già da allora, il valore strategico del sito, in rapporto al territorio, e l’utilità di servizio socio-amministrativo che da quel centro sarebbe scaturito a beneficio dell’economia della Gallura.
Attualmente, la città conta 15 mila abitanti; è costruita su di un altopiano ai piedi del massiccio del Limbara e gode di un clima salubre; vanta la presenza di acque oligominerali, con proprietà diuretiche, e di un territorio che conserva ancora integra la sua bellezza aspra e incontaminata; dispone di un’efficiente rete di servizi, civili e religiosi e al turista offre un centro storico ben conservato e un’accoglienza di grosso spessore culturale, gastronomico e sociale. Tempio è davvero una città da vivere e da visitare.
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